FORMAZIONE

Il termine f. ha avuto molti usi ed ancora oggi è inteso in molti sensi. Nel linguaggio comune e nella letteratura pedagogica il termine è sinonimo di educazione, di → apprendimento, di → istruzione, di → addestramento ed in un certo senso li coinvolge tutti.

1. F. come attività plasmatrice. Un primo significato, che si riscontra ancora nel linguaggio comune, viene dal concepire il «formare» nel senso di «dar forma», di configurare, di plasmare, di foggiare e forgiare, come fa lo scultore con il marmo, come fa il vasaio con la creta, o il musicista e il pittore con la propria ideazione artistica. Questo significato rimane anche per l’opera educativa, intesa come plasmazione umana. F. sta per attività (e risultato della attività) che la generazione adulta (e per essa in primo luogo i → genitori, gli insegnanti, i maestri, e gli educatori in genere) mette in atto per dare configurazione armonica e composta all’umanità del bambino, costituzionalmente informe, disorganica, incompleta, carente, ma insieme plastica, flessibile, aperta a miglioramenti e perfezionamenti. Ciò viene attuato mediante la interiorizzazione di un quadro di idee, valori e norme precostituite, a cui occorre essere socialmente uniformati o conformati o omologati o assimilati o comunque integrati; attraverso l’esercizio e la pratica di modelli di comportamento socialmente approvati: l’esito atteso è il conseguimento di abitudini di vita, di pensiero e d’azione umanamente degni e socialmente efficaci. In particolare il termine f. veniva e viene usato in relazione alla strutturazione e al rafforzamento delle disposizioni temperamentali personali, come è nell’espressione «f. del → carattere». La coscienza pedagogica contemporanea tende a distanziarsi da questa concezione di f. in quanto sembra trattare la personalità del fanciullo come fosse una materia inanimata o un oggetto di produzione degli adulti, e quindi sostanzialmente passiva rispetto all’attività formativa degli educatori. In questa linea si spiegano il sospetto e la critica di coloro che vedono nell’educazione e nella f. la riproduzione degli assetti sociali e culturali dominanti; e dal punto di vista psicologico l’imposizione e la riproposizione ai giovani da parte del mondo adulto degli antichi divieti e degli antichi pesi ad esso già accollati. A fronte di ciò nel corso della storia dell’educazione si sono avute ricorrenti forme di contestazione (→ descolarizzazione), in nome ed in difesa di una libera e spontanea espansione vitale.

2. F. come prender forma umanamente degna. È pur vero che nella tradizione culturale occidentale oltre il significato fisico di forma (in gr. morfé), che sta per figura, configurazione e delineazione di qualcosa, ci sono altri due significati: quello di esemplare di un’opera o di modello da imitare; ed in senso traslato quello di immagine di un essere con tutte le caratteristiche proprie alla sua specie (significato variamente collegabile alla tradizione filosofica dell’ilemorfismo aristotelico). Questi altri significati di forma non sembrano aver avuto molta fortuna in sede pedagogica, e tuttavia non paiono del tutto assenti. Così, secondo le antiche versioni latine della Bibbia e i Padri della Chiesa, Cristo è la «forma», cioè modello delle virtù. Parimenti «forma» è talvolta sinonimo di «norma», sia nell’antichità che nel medioevo. In questa linea l’ideale cristiano era visto come «imitazione di Cristo». In modo simile il significato filosofico di forma si può scorgere nell’idea di f. vista come impegno personale per l’acquisizione della propria misura di umanità (auto-f.); oppure, in una prospettiva per così dire aristotelica, come attuazione delle potenzialità immanenti dell’essere umano di ciascuno, in quanto sua causa finale e causa che provoca il movimento verso l’attuazione: nell’orizzonte del conseguimento di quel «mestiere di essere uomini» che sintetizza i diversi ruoli personali e dà loro consistenza e unitarietà. O ancora, diventa sinonimo di ricerca della totalità relazionale, sana ed organica, come sembra essere nella psicoterapia contemporanea, che si rifà alla teoria della → Gestalt (in tedesco «forma», «configurazione totale e completa»). Anche questo significato di f. è oggi esposto alla critica di coloro che negano che si dia una totalità organizzata di senso che orienti e legittimi i processi e gli interventi formativi, in quanto sarebbe rimaner vittime di un pensiero assoluto e rozzamente metafisico. Costoro negano un’intenzionalità finalistica in quella che nativamente si pone come «formatività umana», vale a dire la caratteristica dell’essere umano che rispetto agli altri esseri pone maggiormente in evidenza l’esigenza di maturazione e di determinazione organica e la disponibilità ad aprirsi al mondo e agli altri al fine di una completezza umana individuata e singolarmente caratterizzata. Si vede qui subito come nel concetto di f. vengano a confluire questioni filosofiche più vaste sia riguardanti la realtà in generale che il conoscere umano sia più direttamente l’immagine dell’uomo e del suo destino.

3. F. come processo integrativo dello sviluppo personale. L’idea di f. ha preso consistenza pedagogica nell’età moderna in connessione con l’accentuazione dell’immagine moderna dell’uomo costruttore di sé e con l’affermarsi dell’idea di progresso e di sviluppo segnato dall’intervento della razionalità e delle capacità operative e tecniche umane. In questa linea f. è venuta a significare ed essere la risultanza del processo (e il processo stesso), in cui la persona umana porta a maturazione le potenzialità soggettive, apprende ciò di cui è carente, consolida le proprie capacità, si abilita a vivere la vita personale e relazionale. Ciò avviene nell’interazione con l’ambiente e le sue concrete possibilità storiche, culturali, materiali e di umanizzazione; e con la mediazione e il sostegno di figure (genitori, educatori, maestri, insegnanti, istitutori, animatori, assistenti, ecc.), istituzioni (famiglia, scuola, chiese, gruppi, associazioni, mass-media, ecc.), attività individuali e sociali più o meno appositamente intraprese a questo scopo (→ prevenzione, cura, assistenza, addestramento, socializzazione, inculturazione, insegnamento, istruzione, educazione, catechesi, animazione, ecc.). In questo senso → Rousseau, nel primo cap. dell’Émile, afferma che «ciascuno di noi è formato da tre specie di maestri»: la natura («lo sviluppo interno delle facoltà e degli organi»); gli uomini («l’uso che ci viene insegnato a fare di questo sviluppo»); e le cose («acquisto dell’esperienza personale relativa agli oggetti»). In termini simili oggi si parla di educazione diffusa o informale (=le influenze dell’ambiente e delle dinamiche della comunicazione sociale), di educazione non-formale (iniziative od occasioni istituzionali o contestuali con vasta risonanza formativa, come quelle che vengono dall’organizzazione dello sport, dal mondo del divertimento o dall’associazionismo o dall’ambiente familiare); e di educazione formale, appositamente messa in atto da quello che viene detto il sistema sociale di f. La necessità della integrazione e della coerenza tra questi molteplici fattori della f. è indispensabile per il successo e la positività dell’intero processo. In vista di ciò la pedagogia moderna e contemporanea ha discusso sul peso che i singoli fattori hanno nella f. umana, come ad es. è stato tra nativisti (che esaltano il ruolo del patrimonio genetico, ereditario e congenito) ed empiristi (che invece esaltano il ruolo dell’ambiente e delle possibilità di esperienza); o si son dati da fare per trovare i metodi e le strategie migliori: a cominciare dallo stesso Rousseau che per il periodo che va dalla nascita alla pre-adolescenza credeva che la cosa migliore fosse lasciare il massimo della spontaneità, senza intervenire (educazione negativa opposta ad educazione positiva, fatta di interventi, consigli, castighi, premi, ecc.). Gli studi psicologici hanno aiutato a cogliere le dinamiche profonde, e spesso inconsce, presenti nel processo formativo, ma anche la parte attiva, ricostruttiva ed operativa che il soggetto normalmente ha, nella dialettica tipica del processo formativo tra mondo tendenziale soggettivo, stimolazioni ambientali ed intenzionalità sociali.

4. F. tra Bildung e abilitazione a ruoli professionali o sociali. Etimologicamente il significato di f. come processo di integrale sviluppo personale può essere riferito al termine tedesco «Bildung» (che dice insieme l’immagine umana ideale, la cultura che umanizza e l’azione di umanizzazione attraverso tale cultura). Nel mondo dell’illuminismo e romanticismo tedeschi f. venne a significare «coltivazione di sé», «cultura dello spirito» (nel significato tedesco di «spirito», «der Geist», che implica intellettualità, esteticità, eticità, religiosità, cultura e la loro armonica composizione personale). Questo ideale di umanità armonica ed equilibrata resta nella tradizione umanistica di ogni tempo; mentre l’accento sull’autocostruttività ne dice la modernità. Tuttavia in tempi più vicini a noi, soprattutto nell’immediato dopoguerra, la rilevanza della ricostruzione civile e l’impulso della ripresa economico-produttiva (e fors’anche un certo spirito pragmatistico e tecnologico) hanno portato a pensare la f. quasi esclusivamente in termini di apprendimento e di abilitazione a ruoli lavorativi, professionali, sociali (come nel termine ingl. training e nelle espressioni: f. degli insegnanti, dei genitori, dei lavoratori, dei formatori, degli animatori, del personale, dei quadri, ecc.). L’accento è posto sull’acquisizione di competenze comportamentali e relazionali (legato all’apprendimento di un congruo sapere, saper fare e saper essere e operare con gli altri, congiunti ad un adeguato tirocinio d’iniziazione pratica).

5. F. come funzione dell’evoluzione umana. Negli ultimi tempi il significato di f. va dilatandosi. Essa è ritenuta questione centrale e risorsa imprescindibile nelle politiche nazionali ed internazionali da parte degli organismi governativi (come la CEE o il Consiglio d’Europa o l’Unesco) e non governativi (come le diverse associazioni comunitarie ed internazionali di ricerca e di cooperazione operativa, di tutela e di promozione dei diritti umani di tutti e specialmente delle minoranze e delle fasce sociali tradizionalmente emarginate). A livello mondiale, è invocata (e sostenuta economicamente nei concreti progetti di intervento) come termostato dell’equilibrio mondiale e come fattore di sostegno per lo sviluppo dei popoli. La mancata effettività del diritto alla piena alfabetizzazione e il diffuso analfabetismo culturale, rischiano infatti di non permettere a quote sempre più estese della popolazione di «leggere» i sofisticati alfabeti e decifrare i codici procedurali, attraverso cui si esprime o che impone la società industriale e post-industriale, sia a livello di produzione che di esistenza. In tal senso il problema della f. viene strettamente connesso con gli altri grandi nodi dello sviluppo, quali l’economia, la salute, l’ambiente, la popolazione, la democrazia interna e internazionale. La f. non riguarda quindi solo competenze specifiche di ruolo o di status sociale, ma più largamente esistenziali, globali, di vita. Parimenti non viene pensata solo per l’età evolutiva ma per l’intero arco dell’esistenza (come è nelle espressioni: f. degli adulti, continua, iniziale, in process, permanente, universitaria, ecc.). La costruzione e la qualificazione della vita personale individuale e comunitaria è vista come qualcosa di costante, pervasivo e perdurante per tutta l’esistenza. Parallelamente si viene a mettere in evidenza una diversa immagine dell’età adulta, anch’essa non completa, ma bisognosa di integrazione e di continua cura della buona qualità della vita rispetto alle novità e ai mutamenti che intervengono nel corso delle diverse età e alle occasioni offerte dai nuovi mezzi della comunicazione sociale o agli stimoli del mercato mondializzato e della globalizzazione della vita e della cultura. In questo senso la f. viene ad essere una modalità tipica della vita personale e sociale, una funzione che caratterizza l’evoluzione umana, lo sviluppo storico e il futuro civile dell’umanità intera; un punto fermo nella logica delle trasformazioni e del mutamento socio-culturale (→ educazione degli adulti; educazione interculturale).

[Bibl.:] Beretta A. – M. S. Barbieri, Il centauro e l’eroe, Bologna, Il Mulino, 1974; Boutin A, Formation et développement, Bruxelles, Mardaga, 1983; Fabre M., Penser la formation, Paris, PUF, 1994; Dalle Fratte G., Pedagogia e f., Roma, Armando, 2004; Alessandrini G. (Ed.), Pedagogia e f. nella società della conoscenza, Milano, Angeli, 2005; Margiotta U., Pensare la f. Strutture esplicative, trame concettuali, modelli di organizzazione, Milano, Mondadori, 2007; Muzi M. (Ed.), Nuovi soggetti della f. e strategie della differenza, Milano, Unicopli, 2007.

C. Nanni