Presentazione

di Pascual Chávez Villanueva, Gran Cancelliere dell’Università Pontificia Salesiana – Roma, 31 gennaio 2008

Pascual Chávez Villanueva

Come afferma la Commissione Internazionale dell’Unesco sull’educazione per il XXI secolo, «di fronte alle molteplici sfide del futuro, l’educazione appare come una carta vincente indispensabile per permettere all’umanità di progredire verso gli ideali della pace, della libertà e della giustizia sociale».

Peraltro, rispetto alle sue tradizionali funzioni, l’educazione si trova oggi in Italia, in Europa e nel mondo intero, di fronte ad uno scenario radicalmente diverso, quello cioè della società della conoscenza e dell’informazione, ma anche quello della società complessa e della società pluralistica e multiculturale, della mondializzazione del mercato e della globalizzazione dei rapporti e della comunicazione. Da una parte, le dinamiche sottese a questi cambiamenti hanno accresciuto enormemente le opportunità di accedere all’informazione e al sapere; dall’altra, hanno comportato mutamenti profondi nel mondo della produzione e richiedono importanti adattamenti sul piano delle competenze e della gestione dei processi. Ma parallelamente diffondono insicurezza, incertezza, angoscia, chiusure reattive, fondamentalistiche e producono nuove forme di emarginazione ed esclusione sociale per gruppi consistenti della popolazione.

L’avvento delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione origina spinte contrastanti: moltiplica le opportunità di apprendimento, di informazione e di formazione e creazione di nuove forme di analfabetismo; ma genera anche consumo passivo, omologazione culturale, relativismo etico. Il non facile clima etico-religioso non solo rende difficili comportamenti sociali eticamente validi ma rende pure difficoltosa una vita religiosa interiormente profonda e socialmente impegnata, come pure la crescita e l’educazione a una vita di fede sentita e motivata.

La crisi dei costumi e dei convincimenti etico-religiosi sembrano porre in questione l’essere stesso dell’uomo, ingenerando in molti la grande tentazione del fatalismo e il senso di impotenza di fronte ai problemi estremamente complessi che superano noi tutti. D’altro canto negli ultimi decenni si è prodotta una profonda rivoluzione silenziosa della mentalità e delle relazioni interpersonali, che ha dato largo spazio ai bisogni fondamentali, ai desideri e alle aspirazioni profonde dell’esistenza soggettiva e comunitaria. La ricerca universale della giustizia e della pace è nei cuori e nella mente di tutti. L’impegno solidale è sentito come il corrispettivo umano della interdipendenza mondiale dell’esistenza individuale e comunitaria. Scoprendosi solidali tra di loro, i nostri contemporanei considerano sempre più intollerabile il fatto che la miseria coabiti con l’opulenza. Più che mai la difesa dei diritti umani appare come una esigenza e un segno di liberazione. I nuovi rapporti uomo-donna, e conseguentemente le relazioni di coppia e quelle genitoriali e familiari, costituiscono anch’essi una svolta culturale di portata storica.

In questo quadro contestuale, per tanti versi nuovo e problematico – come ha ricordato anche recentemente papa Benedetto XVI (11 giugno 2007) – molti parlano di «emergenza educativa» e della necessità di una «nuova paideia» adeguata e all’altezza dei modi di vita individuali e collettivi dell’esistenza attuale e futura. Ciò chiede previamente di ridefinire anche le finalità dell’educazione, pur in continuità con la tradizione della paideia classica e cristiana, che prospettava come fine fondamentale dell’educazione la formazione di persone capaci di giudicare con senso critico e con libertà e d’inserirsi nella società con responsabilità e solidarietà. Competenza professionale, capacità relazionale e formazione umanistica devono andare insieme. Come afferma il Rapporto Delors, il sapere e il saper fare si debbono coniugare con il saper essere e il saper vivere insieme agli altri. Quest’ultimo aspetto, vale a dire la dimensione sociale della formazione e dell’educazione, si carica di un’urgenza particolare in un mondo in cerca di giustizia e di partecipazione universale alla cultura. In tal senso il servizio educativo alle persone viene ad essere anche un fattore di sviluppo e di promozione per l’insieme della società. In questa linea, una politica educativa, rispettosa del pluralismo culturale, riserverà un luogo legittimo all’insegnamento religioso e alla formazione morale.

Sul piano strategico anzitutto si dovrà puntare alla realizzazione di una sinergia, operando in rete tra tutte le forze positive in gioco, in modo da assicurare e rende- re effettivo il diritto di tutti all’ apprendimento per tutta la vita, come dichiarava il Rapporto dell’Unesco sull’educazione del 2000. Famiglie, Società civile, Stato, Chiesa hanno da collaborare sinergicamente. L’esperienza dimostra che nessun progetto educativo può ottenere successo senza la partecipazione delle famiglie con la loro originaria missione educativa, come anche senza l’opera degli insegnanti competenti e delle forze vive di una cultura. In questo contesto la stessa azione educatrice della Chiesa e l’educazione alla fede costituiscono un apporto efficace ad una educazione integrale aperta e motivata: traendo con saggezza dal suo «tesoro» di tradizione educativa e dal suo patrimonio culturale e di fede, «cose nuove e cose antiche» e promuovendo una significativa coniugazione di esperienza, cultura, fede, vita.

A sua volta, la tradizione pedagogica salesiana suggerisce, come metodologia fondamentale della relazione educativa, una pratica coniugazione di ragionevolezza culturale e umana, di orientamento valoriale significativo e di amorevolezza e vicinanza affettuosa e autorevole: oltre ogni lassismo e permissivismo, ma anche oltre ogni autoritarismo costrittivo e ogni protezionismo possessivo.

Di fronte alla «emergenza educativa», gli educatori di professione e le istituzioni educative possono incontrare difficoltà nell’orientarsi nel vasto campo degli studi, delle ricerche e delle esperienze in atto.

Nella sua prima edizione, il Dizionario di Scienze dell’Educazione ha già dimostrato, concretamente, di essere un valido strumento che ha messo a disposizione non solo degli specialisti ma di tutti gli interessati il significato dei termini fonda- mentali del «discorso» educativo e pedagogico, la conoscenza degli autori e delle diverse correnti di pensiero e le esperienze e strategie educative più rilevanti. Inoltre, ha fatto vedere di poter «coniugare serietà scientifica e comunicazione divulgativa, conoscenza teoretica e immediatezza pratica, completezza sostanziale ed essenzialità propositiva», come affermava la presentazione alla prima edizione del mio predecessore di venerata memoria don Juan E. Vecchi.

Unisco, pertanto, le congratulazioni alla Facoltà di Scienze dell’Educazione dell’Università Pontificia Salesiana, che lo ha voluto e realizzato, all’augurio per tutti coloro che lo useranno, di trovare nel Dizionario indicazioni, stimoli e orientamenti teorici e operativi in vista di un’educazione valida, efficiente ed efficace. Sarà un modo di condividere la diffusa esigenza umanistica del nostro tempo di prendersi cura e di contribuire fattivamente alla promozione di una vita umana- mente degna e di uno sviluppo sostenibile e solidale per tutti e ciascuno, per gli individui, i gruppi sociali, i popoli, l’umanità intera, presente e futura: in primo luogo per i giovani che hanno iniziato a vivere e hanno da affrontare le complesse sfide che si presentano loro in questi non facili inizi del terzo millennio,

Pascual Chávez Villanueva, Gran Cancelliere dell’Università Pontificia Salesiana.