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SCOLASTICA

 

SCOLASTICA

Qui non interessa la denominazione s. come categoria storiografica [1]; né tanto meno il suo disteso sviluppo. Importa invece la metodica che essa ha prodotto. Alla denominazione lasceremo per ciò stesso il suo significato letterale per controllare la didattica sviluppata dalla scuola medievale nelle sue successive accezioni:​​ claustrale,​​ cattedrale​​ e​​ municipale,​​ e quindi​​ universitaria​​ [2].

1.​​ Scuole claustrali.​​ Il prevalente interesse al testo, soprattutto sacro, avvia allo studio delle​​ tecniche grammaticali​​ e si esprime in caute​​ glosse,​​ florilegi​​ e​​ commenti.​​ Là ove inopinati ricuperi di fonti bizantine suscitano esaltanti ambizioni, come nel caso del​​ Perifyseon​​ di Giovanni Scoto Eriugena († ca. 877), l’intrapresa assume curiosamente le forme lente e guardinghe del dialogo.

2.​​ Scuole cattedrali e municipali.​​ Passata formalmente nelle disponibilità del Vescovo e del suo capitolo, la scuola trova assestamenti inediti sia sotto il punto di vista istituzionale, sia sotto quello didattico. Già il​​ Libellus scholasticus​​ di Walter di Speyer [3] descrive, verso il 982, le progressioni pluriannuali di un curricolo sotteso dalle​​ Sette arti,​​ e la dovizia di testi da assimilare. Ben più copiose le acquisizioni dell’imponente​​ Heptateuchon​​ di Teodorico di Chartres († ca. 1155). Vi si ricuperano, con​​ ​​ Platone,​​ ​​ Aristotele e Boezio, Varrone, Plinio, Cicerone, Marziano Capella, Macrobio, Calcidio, e ancora Tolomeo, Isidoro di Siviglia e Gerberto d’Aurillac. Un’enorme enciclopedia,​​ totius philosophiae unicum ac singulare instrumentum,​​ che composta circa il 1140, può beneficiare delle riflessioni che Ugo di St.-Victor († 1141) ha già consegnato al suo​​ Didascalion de studio legendi.​​ Perentoria la rivoluzione della​​ Dialettica:​​ mentre l’impegno monastico, a ridosso del testo «sacro», si esauriva in reverente lettura e meditazione, l’affluenza di produzioni di disparata estrazione chiama l’interlocutore a compiti di più responsabile impegno [4]. I generi in cui codesta nuova congiuntura si esprime sono svariati. Persiste fecondissimo l’esercizio del​​ Commento;​​ e però, oltre le​​ Glosse,​​ fioriscono le​​ Distinzioni,​​ uno studio semantico di singole parole o di grumi coerenti di testo, a norma dello schema accreditato dei quattro livelli, storico, allegorico, tropologico e anagogico; e con esse le​​ Sentenze,​​ formazioni tematiche elementari e autosufficienti, prima disparate e tosto coordinate sotto congrua rubrica in complessi coerenti. La​​ Scuola di Laon​​ si è specializzata nel genere; a Pietro Lombardo († ca. 1160) spetta il discutibile onore di aver prodotto, in quattro libri, la collezione più fruita dalla posterità intellettuale. Singolare importanza ha fuor di dubbio l’elaborazione della​​ Quaestio.​​ Affiora prima timidamente, per costituire nel seguito il tipico esercizio della procedura coperta dalla nostra denominazione, s. per eccellenza, nel bene e nel male. Vi concorre, sotto l’interrogativo tipicamente introdotto dall’Utrum,​​ il pro e il contro, in una successione contraddittoria di testi autorevoli, argomentazioni di ogni indole, e quant’altro il maestro si trova sottomano. L’apparente affastellamento sollecita in sostanza la storia pregressa dell’aporia. Al seguito si apre solenne la determinazione della soluzione divisata. A modo di conclusivo corollario, se ne prolunga il perentorio tenore a soluzione della serie di argomentazioni antitetiche proposte in apertura. Così come le​​ Sentenze,​​ anche le​​ Questioni​​ trovano tosto ordinata disposizione in costellazioni assortite più o meno ampie; e allorché tenderanno vogliosamente a tematizzare ambiti complessivi, si arrogheranno a buon diritto la rubrica di​​ Summa.

3.​​ Scuole universitarie.​​ Sia o meno la più straordinaria delle innovazioni medievali, la​​ Universitas magistrorum et studentium,​​ è certamente creazione ammirabile [5]. La contesa circa la primogenitura è qui e altrove del tutto irrilevante. Come tutte le altre corporazioni costituitesi all’interno della città, l’Università costituisce entità giuridica collettiva in grado di organizzare autonomamente la propria vita, che è poi l’esuberanza delle moltitudini di studenti, laici e chierici, che affollano le vecchie scuole cattedrali di Bologna, Parigi, Orléans, Oxford o Colonia, contro i cui patroni, vescovi e cancellieri, ingaggiano, sostenuti dall’iniziativa non del tutto disinteressata del Papato, memorabili contestazioni. Non interessa nemmeno la sua storia istituzionale, perché, per essa, i riferimenti fatti sono fonte di informazione esaustiva. Ci interessa la sua fecondità funzionale [6]. Per la​​ Facoltà delle Arti, prima propedeutica della​​ Facoltà di Teologia, e tosto fieramente autonoma [7], disponiamo delle preziose indiscrezioni del cosiddetto​​ Compendium examinatorium parisiense,​​ recentemente edito [8], nel quale, circa il 1240, un anonimo maestro compiacente propone un prontuario atto a facilitare, preparandole opportunamente, le prove di esame. Non è l’unico documento del genere [9], ma può passare per il più espediente al fine di cogliere la progressiva maturazione dell’esordiente e le definitive acquisizioni del maturato, alle prese con tutto il disponibile del​​ Corpus aristotelicum​​ e quanto di tradizione platonica e neoplatonica è venuto ai Latini, sia nel diretto controllo di Macrobio e Calcidio, sia tramite la mediazione araba. La​​ Facoltà di Teologia​​ impegnava i proprii studenti fondamentalmente su due testi: la​​ S. Scrittura,​​ naturalmente, e i​​ Quattro libri delle Sentenze​​ di Pietro Lombardo. A ridosso della composizione lombardiana si esercita, progressivo, lo sforzo di quanti intendono guadagnarsi, con un proprio​​ Commento​​ ufficialmente ratificato, una​​ Licentia docendi.​​ Inediti sviluppi trova il genere della​​ Quaestio,​​ che, sia nell’accezione​​ ordinaria,​​ sia in quella festiva​​ de quolibet,​​ si apre sempre più liberalmente alla concorrenza a varii livelli di volenterosi studenti [10]. Anche la​​ Facoltà di Diritto​​ dispone di proprii testi ufficiali: il​​ Corpus iuris canonici​​ e il​​ Corpus iuris civilis.​​ Nei corsi ordinarii, tenuti da dottori accreditati, venivano affrontati il​​ Decreto​​ e le​​ Decretali,​​ per il Diritto canonico, e il​​ Digesto antico​​ e i primi nove libri del​​ Codice,​​ per il Diritto civile. Questo nucleo era poi arricchito, in corsi straordinarii, affidati, sempre sotto il controllo dei cattedratici, a baccellieri. Vi si studiava il​​ Liber sextus​​ e le​​ Clementinae​​ per il Diritto canonico; e il​​ Digesto nuovo,​​ l’Infortiatum,​​ le​​ Istituzioni,​​ gli ultimi libri del​​ Codice,​​ le​​ Autentiche​​ imperiali e il​​ Liber feudorum,​​ per il Diritto civile. In grado di esercitare variamente, alla fine felice degli studi, i maturati portano nella società medievale fermenti di tutto riguardo e notevole impegno. C’è, per finire, una​​ s. medica,​​ anch’essa legata a testualità canonica. Ippocrate, Galeno, Costantino l’Africano, Avicenna e il suo​​ Canone,​​ e altra svariata produzione di varia estrazione. Con l’introduzione della pratica necroscopica, però, la​​ Facoltà di Medicina​​ evolverà lentamente verso assetti meno convenzionali.

4. In conclusione: se la s. designa la metodica messa in opera nelle scuole medievali, una sua definizione per genere e differenza risulta ovviamente impervia. Tutto quanto ne residua è l’efficacia del suo impatto, e questa a sua volta non può essere valutata che a ridosso dei soggetti che se ne sono immediatamente avvalsi; dei contesti che ne hanno eventualmente beneficiato; della posterità presumibilmente lasciata. Per i primi, non si può che frugare nelle grandi storie specializzate [11]. Per i contesti, il consuntivo è in corso d’opera in miriadi di controlli, quante sono le università medievali [12]. Per la posterità, oltre a tornare alle grandi Storie, si può già contare su qualche saggio interessante [13].

Bibliografia

[1] Schmidinger H. M., «‘Scholastik’ und ‘Neuscholastik’. Geschichte zweier Begriffe», in​​ Christliche Philosophie im katholischen Denken des 19. und 20. Jahrhunderts,​​ Bd. II,​​ Rückgriff auf scholastisches Erbe,​​ Graz, 1988, 12-53; [2] Cfr. Verger J., «Schule», in​​ Lexicon des Mittelalter,​​ Bd. VII,​​ 1582-1586, München, 1995; [3] Vossen P.,​​ Der «Libellus scholasticus» des Walter von Speyer. Ein Schulbericht aus dem Jahre 984,​​ Berlin, 1962;​​ [4] Weijers O.,​​ Méthodes et instruments du travail intellectuel au Moyen Age,​​ Turnhout, 1990; Id. (Ed.),​​ Vocabulaire des écoles et des méthodes d’enseignement au Moyen Age,​​ Turnhout, 1992;​​ [5]​​ Geschichte der Universität im Europa​​ (Hrsg. W. Ruegg, I:​​ Mittelalter),​​ München,​​ 1993;​​ [6] Weijers O.,​​ Manuels,​​ programmes des cours et techniques d’enseignement dans les universités médiévales,​​ Turnhout, 1994; [7] Glorieux P.,​​ La Faculté des arts et ses maîtres au XIIIe s.,​​ Paris, 1971; Weijers O.,​​ Le travail intellectuel à la Faculté des arts de Paris. Textes et maîtres,​​ c. 1200-1500,​​ Turnhout, 1994s.; [8] Lafleur C. - J. Carrier,​​ Le «Guide de l’étudiant» d’un maître anonyme de la Faculté des Arts de Paris au XIIIe s.,​​ Québec,​​ 1992;​​ [9] Lewry O.,​​ Thirteenth-Century examination Compendia from the Faculty of Arts,​​ in​​ Les genres littéraires​​ [4], 101-116: [10] Viola C. - B. C. Bazan - J. F. Wippel, in​​ Les genres littéraires​​ [4];​​ [11] Eccone tre recenti: Gilson E.,​​ History of Christian philosophy in the Middle Ages,​​ London, 1955; Flasch K.,​​ Das philosophische Denken im Mittelalter. Von Augustin zu Machiavelli,​​ Stuttgart,​​ 1986; Rossi P. - C. A. Viano (Edd.),​​ Storia della filosofia,​​ II:​​ Il​​ Medioevo,​​ Bari, 1995; [12] Ecco qualche sommario provvisorio:​​ Classen P.,​​ Studium und Gesellschaft im Mittelalter,​​ Stuttgart,​​ 1982;​​ Università e società nei secoli XII-XIV,​​ Pistoia, 1982;​​ The university and the city.​​ From medieval origins to the present​​ (Ed. T. Bender), Oxford, 1988; [13]​​ Hengst K.,​​ Jesuiten an Universitäten und Jesuitenuniversitäten,​​ Paderborn,​​ 1981; Bockliss L. W. B.,​​ French higher education in the Seventeenth and Eighteenth centuries.​​ A cultural history,​​ Oxford, 1987.

P. T. Stella




SCOLOPI

 

SCOLOPI

Religiosi delle Scuole pie, create da s. José de​​ ​​ Calasanz (Calasanzio) nel 1597, erette in Congregazione da Paolo V (1617) ed elevate ad Ordine religioso nel 1621. I loro membri iniziano la vita in comune nel 1602; nella loro professione religiosa fanno come quarto voto solenne quello «di insegnare secondo l’obbedienza».

1. Il Calasanzio non scrisse alcun trattato di educazione, ma fu un buon creatore, gestore e supervisore delle sue scuole. Scrisse ca. 10.000 lettere (la metà delle quali pubblicate) in cui l’educazione è sempre presente e delle​​ Costituzioni​​ con vari capitoli dedicati a questo tema. È del 1603-1604 la sua​​ Breve relazione​​ (Documentum Princeps​​ della sua pedagogia) in cui descrive il suo originale apporto all’educazione, organizzando l’insegnamento primario parallelamente a quanto avevano fatto i​​ ​​ Gesuiti per l’insegnamento medio. Nel 1645-46 formò un’équipe giuridica che difese per suo conto davanti al tribunale papale il diritto del povero non solo all’istruzione primaria ma anche all’istruzione secondaria elementare.

2. Queste opere ed azioni costituirono il programma seguito dagli s., che si dedicarono all’insegnamento della gioventù, soprattutto povera. Essi hanno mantenuto la gratuità dell’insegnamento mentre gli organismi con i quali vennero a patti la maggioranza delle fondazioni hanno tenuto fede agli accordi firmati; in casi come la Spagna fino alla guerra civile del 1936. Pio IX autorizzò l’istruzione a pagamento prima di consentire la chiusura di alcun collegio. Nel 1698 fu pubblicata la prima​​ Ratio studiorum pro exteris;​​ la pietà mariana e, in campo scientifico, l’ammirazione per il matematico Galileo Galilei sono state presenti nel rinnovamento educativo nei loro collegi sparsi in tutto il mondo. Dati statistici: nel 1637, 27 case e 362 membri; nel 1994, 229 case, 1.447 membri e 121.182 alunni.

Bibliografia

Giner S. et al.,​​ Escuelas Pías: ser e historia,​​ Salamanca, Ediciones Calasancianas,​​ 1978; Vilá Palá C. - L. M. Bandrés Rey (Edd.),​​ Diccionario enciclopédico escolapio,​​ vol. I:​​ Presencia de las Escuelas Pías;​​ vol.​​ II:​​ Biografías de escolapios,​​ Ibid., 1983; Prellezo J. M., «S., pedagogia degli», in​​ Enciclopedia filosofica, vol. 10, Milano, Bompiani / Fondaz. C.S.F. Gallarate, 2006, 10330-10331.

V. Faubell​​