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PARSONS Talcott

 

PARSONS Talcott

n. a Colorado Springs nel 1902 - m. a München nel 1979, sociologo statunitense funzionalista.

1.​​ La formazione iniziale.​​ È il principale esponente del​​ ​​ funzionalismo e l’erede intellettuale di​​ ​​ Weber. Nella sua formazione scientifica egli è debitore a Cooley,​​ ​​ Durkheim, ma soprattutto a Veblen, a Malinowski e a Weber. Nel 1927 entrò come docente alla Harvard University.​​ La struttura dell’azione sociale​​ (1937) è stata la sua prima opera sociologica importante, cui seguì tra le altre nel 1951​​ Il​​ sistema sociale,​​ e nel 1955​​ Famiglia e socializzazione,​​ in cui fa convergere elementi della teoria psicanalitica.

2.​​ Lo sviluppo del pensiero.​​ Riflettendo sull’educazione in prospettiva funzionalista,​​ P. assume come punto di partenza: il rifiuto del determinismo organicista di Durkheim (accettandone però il principio evoluzionista che considera la presente società come la migliore possibile) e il rifiuto del determinismo culturale che attribuisce alla cultura un peso assoluto nell’interazione sociale. P. ritiene che gli attori sociali agiscono teleologicamente in base alle richieste della società. Essa determina le singole azioni individuali e collettive, orientate verso l’integrazione sociale. Gli individui agirebbero in base ad una serie di regole apprese e interiorizzate tramite i processi di socializzazione primaria e secondaria. Nella misura in cui l’attore sociale viene ad integrarsi nel sistema, egli contribuisce al suo mantenimento e il suo agire risulta funzionalmente positivo («eufunzionale»); in caso contrario egli diventerà funzionalmente negativo («disfunzionale»). L’educazione​​ ha il compito di creare le condizioni essenziali perché il sistema possa funzionare bene favorendo la partecipazione (mediante la socializzazione specie quella familiare, il decondizionamento degli istinti, l’interiorizzazione dei modelli cooperativistici), orientando l’assunzione dei ruoli adatti (mediante lo sviluppo delle predisposizioni attraverso la scuola), rafforzando l’interiorizzazione delle motivazioni (mediante l’apprendimento di modelli che favoriscono l’uniformità delle condotte e gli «orientamenti di valore» conformi alla cultura vigente). Ne risulterà una personalità adattata al sistema, il quale da tutto ciò sarà garantito nel suo ordine e nel suo equilibrio.

3.​​ Valutazione.​​ La concezione della società superintegrata non trova facili riscontri nel contesto contemporaneo delle società complesse (​​ complessità sociale) attraversate dagli squilibri del pluralismo, e della conflittualità negli stessi processi di socializzazione. In definitiva il valore e il limite delle teorie di P., sta nel legittimare la socializzazione come tecnica di organizzazione del consenso generalizzato attorno alle norme e ai modelli già legittimati dalla società, senza porsi però interrogativi sulla società stessa in continua trasformazione.

Bibliografia

Hamilton P.,​​ T.P., Bologna, Il Mulino, 1989; Alexander J.,​​ Teoria sociologica e mutamento sociale,​​ Milano, Angeli, 1990; Holmwood J.,​​ La sociologia dopo l’epoca delle ideologie. T.P. e la sociologia come professione, in «Quaderni di Teoria Sociale», 2002, 2, 61-84; Sciortino G. et al.,​​ T.P., Milano, B. Mondadori, 2005; Bortolini M.,​​ L’immunità necessaria. T.P. e la sociologia della modernità, Roma, Meltemi, 2005.

R. Mion