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ITALIA sistema di istruzione e di formazione

 

ITALIA:​​ sistema di istruzione e di formazione

Il tema è affrontato in una prospettiva​​ sistemica:​​ in altre parole, lo si è analizzato nell’ottica dei modelli di sviluppo dell’educazione a livello internazionale e nazionale.

1.​​ Un cammino lento e faticoso.​​ Il punto di partenza è la L.​​ Casati​​ del 1859 che rappresenta il primo progetto globale di​​ ​​ sistema di educazione e di formazione. Essa prevedeva una scuola elementare di 4 anni e un obbligo di 2 in tutti i comuni e di 4 in quelli con più di 4000 abitanti (una norma che per lungo tempo ha trovato grosse difficoltà di attuazione a causa dei problemi finanziari dei Comuni stessi), mentre l’educazione secondaria era organizzata sulla base della dicotomia tra scuole umanistiche, centrate sulla cultura classica e aperte all’università, per la formazione della classe dirigente, e scuole tecnico-professionali senza sbocchi o con sbocchi ristretti sull’educazione superiore, per preparare la piccola borghesia agli impieghi medi e bassi e alle mansioni esecutive specializzate. Un’altra tappa fondamentale è costituita dalla Riforma​​ ​​ Gentile (1923). La grave crisi economica successiva alla prima guerra mondiale aveva provocato un aumento notevole della disoccupazione intellettuale; pertanto, uno degli obiettivi principali del provvedimento fu l’istituzione di meccanismi per la difesa dell’educazione secondaria e superiore dall’affollamento. Inoltre, nelle elementari vennero introdotti i metodi attivi e nella secondaria fu potenziata la dimensione storico-letteraria, artistica e filosofica rispetto agli indirizzi scientifici e tecnici. Contemporaneamente la riforma assicurava un’estesa esposizione delle masse giovanili alla socializzazione politica a servizio del regime fascista nelle scuole complementari, poi trasformate in avviamento professionale. Un vero salto di qualità venne compiuto dalla​​ Costituzione repubblicana​​ (1947) che inserì il sistema di educazione e di formazione in un quadro nuovo di principi. L’ordinamento scolastico è finalizzato al pieno sviluppo della persona umana all’interno di una concezione pluralista della società e svolge la sua funzione in connessione inscindibile con l’attività delle comunità naturali e delle formazioni sociali in cui avviene la maturazione della persona, soprattutto con la famiglia. Inoltre, esso va organizzato secondo i principi di libertà, di eguaglianza sociale e di democrazia; tuttavia, la loro attuazione è avvenuta lentamente e tra vari ostacoli. Negli anni ’50-’70 è prevalso un modello lineare e semplice di educazione fondato su presupposti di​​ quantità,​​ unicità,​​ centralizzazione.​​ Durante il periodo accennato si è assistito a un’esplosione della domanda di scolarizzazione, si è passati da una scuola elitaria a una di massa in particolare attraverso l’introduzione della media unica (1962) e lo Stato si è sforzato di adeguare il sistema formativo alle richieste del paese, dando priorità alle fasce giovanili, senza però riuscire a soddisfare pienamente e in modo tempestivo le esigenze emergenti. Le tendenze che sono emerse durante gli anni ’80 puntano verso un modello complesso, ispirato ai principi della​​ qualità,​​ della​​ differenziazione e personalizzazione​​ dei servizi, della molteplicità delle risorse formative, del​​ decentramento.​​ Tali orientamenti hanno trovato attuazione prevalentemente attraverso iniziative poco appariscenti e limitate, però fattibili, avviate dal basso e dal centro nella forma della​​ sperimentazione.​​ Nel periodo considerato non sono tuttavia mancate le​​ grandi riforme:​​ è sufficiente pensare all’approvazione dei nuovi programmi (1985) e del nuovo ordinamento (1990) delle elementari, all’introduzione nel 1991 dei nuovi orientamenti della scuola materna statale.

2.​​ La recente stagione delle riforme. A partire dalla metà degli anni ’90 la riforma del sistema di educazione e di formazione è divenuta assolutamente necessaria e urgente non solo per le carenze interne della nostra scuola, ma anche per lo scenario radicalmente diverso in cui esse vengono a operare, quello cioè della​​ ​​ società della conoscenza. Nelle L. di riforma, la 30 / 00 e la 53 / 03 rispettivamente dei ministri Berlinguer e Moratti, si possono cogliere alcuni​​ orientamenti​​ da tutte e due​​ condivisi. In primo luogo, viene fornita una definizione alta delle​​ mete​​ da perseguire che si fonda sulla centralità delle persona che apprende. La L. «Moratti» perfeziona tale dettato, aggiungendo che la riforma dovrà rispettare le scelte educative della​​ ​​ famiglia e soprattutto che andranno favorite la formazione spirituale e morale. Inoltre, tutte le ipotesi di cambiamento avanzate tendono a ridisegnare l’architettura complessiva del sistema, conferendogli una nuova organicità e unitarietà. Va anche notato lo sforzo comune di allineare la nostra scuola e la nostra formazione a quelle degli altri Paesi dell’Europa. Tra le due L. si osservano anche delle interessanti​​ linee evolutive. Così non si può non evidenziare che solo nella L. 53 / 03 si viene incontro in maniera adeguata alle esigenze di sviluppo dei giovani: infatti, con il ripristino della durata ottennale del primo ciclo si valorizza pienamente la specificità delle età evolutive della fanciullezza e della preadolescenza e, prevedendo un percorso graduale e continuo di formazione professionale parallelo a quello scolastico e universitario dai 14 ai 21 anni, si risponde per la prima volta in modo soddisfacente alle esigenze di formazione degli adolescenti e dei giovani che hanno l’intelligenza nelle mani. La L. 53 / 03 porta in primo piano il principio della personale responsabilità educativa degli alunni e delle famiglie mediante l’introduzione dei piani di studio personalizzati. Inoltre, essa recepisce il passaggio da un modello fondato sulle esclusive prerogative dello Stato ad uno che fa interagire in maniera integrata tre diverse​​ ​​ competenze: quella dello Stato, quella delle Regioni e degli enti territoriali e quella delle istituzioni scolastiche autonome.​​ L’evoluzione​​ però​​ non è completa​​ per quanto riguarda il riconoscimento effettivo del diritto alla​​ ​​ libertà di educazione. In discontinuità con il recente passato, il Ministro della Pubblica Istruzione del governo di centro-sinistra del 2006 ha dichiarato di non avere in animo di elaborare una riforma complessiva del sistema. Questo significa che il quadro generale di riferimento rimane la riforma Moratti, anche se è intenzione dell’esecutivo di apportare il massimo di innovazioni consentite dal fatto di procedere mediante i decreti attuativi di una legge delega. In particolare per il secondo ciclo, è stata bloccata la sperimentazione del disegno delineato dalla L. 53 / 03 e sono stati prorogati di 18 mesi i decreti legislativi non scaduti della riforma Moratti. Con un accordo contrattuale è stata disapplicata l’attuazione del tutor e il portfolio,​​ là ove si prevede di adottarlo, lo si realizzerà solo per i suoi aspetti formativi, didattici e di supporto ai processi di apprendimento degli allievi. Inoltre, è stato elevato di due anni l’obbligo di educazione, cioè fino ai 16, sono stati ripristinati gli istituti tecnici e gli istituti professionali sono stati riportati all’interno del sistema dell’educazione secondaria superiore. Sul lato positivo vanno ricordate sia l’introduzione dei poli tecnico-professionali, sia l’agevolazione delle donazioni in favore delle istituzioni scolastiche statali. In conclusione, se alla riforma Moratti si poteva rimproverare di aver avviato innovazioni senza coinvolgere in maniera soddisfacente le componenti della scuola e senza preparare in modo adeguato gli operatori, gli interventi del governo di centro-sinistra si presentano come una specie di controriforma strisciante tendente ad eliminare alcune tra le innovazioni più significative della L. 53 / 03 come la parità tra il sottosistema dell’istruzione e quello dell’istruzione e della formazione professionale.

Bibliografia

De Vivo F.,​​ Linee di storia della scuola italiana,​​ Brescia, La Scuola, 1983; Bertoni Jovine D.,​​ La scuola italiana dal 1870 ai giorni nostri,​​ Roma, Editori Riuniti,​​ 21987;​​ Nanni C.,​​ La riforma della scuola: le idee,​​ le leggi, Roma, LAS, 2003; Malizia G., «La L. 53 / 2003 nel quadro della storia della riforma scolastica in Italia», in R. Franchini - R. Cerri (Edd.),​​ Per​​ una istruzione e formazione professionale di eccellenza, Milano, Angeli, 2005, 42-63;​​ Audizione del Ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni. VII Commissione Cultura,​​ Scienza e Istruzione. Camera dei Deputati​​ (29 giugno 2006), Roma, 2006; Tonini M.,​​ Editoriale, in «Rassegna CNOS» 22 (2006) 3-16.

G. Malizia